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Silvia Serra

Giornalista pubblicista dal 1994, specializzata in Salute, Qualità della vita, Energie e Ambiente.
Dalla televisione alla radio, dagli audiovisivi al web.
ReiKi master e PNL master practitioner, online dal 1998.
Nata a Bologna, abitante della Terra, scrivo per curare il mio maledetto bisogno di realtà, verità, condivisione e amore.

La CARNE fa male, dice l’OMS. TTIP perché è così importante sapere cos’è.

Europa, Informazione, Politica
23/11/2015 0 comments

Il 10 ottobre 2015, nel silenzio della maggior parte dei media, si è svolta un’importante manifestazione a Berlino.

Si parla di almeno 250mila persone che hanno inteso manifestare contro il TTIP.
Ma, per capire se sia o meno importante, questo evento, occorre innazitutto capire cosa sia, il TTIP. Acronimo di Transatlantic Trade and Investment Partnership, trattasi di “un accordo commerciale di libero scambio in corso di negoziazione tra l’Unione europea e gli USA”. Chi un po’ si occupa di ciò che mangia, beve, indossa, si è già cominciato a preoccupare. Da quando è iniziato a trapelare, dopo il giugno del 2013, che USA ed Europa (Barack Obama e l’allora presidente della Commissione europea José Manuel Barroso) avevano avviato ufficialmente i negoziati su questo accordo.

Ma perché preoccuparsi? Beh! Anche i filoamericani più accaniti sanno, per esempio, che se si vuol mangiare cibo buono, in USA, bisogna andare in un costosissimo ristorante che si rifornisca, delle materie prime, direttamente dall’Italia. Per esempio.

Inoltre è noto che, in quanto a controlli gli USA sono molto più duri, soprattutto nel comminare le sanzioni a chi sgarra, MA le normative che applicano, per esempio sull’uso di sostanze chimiche e nocive nella preparazione di alimenti, sono molto più permissive di quelle adottate in Europa, per non dire poi in Italia. Dove, tuttavia, controlli e sanzioni latitano maggiormente.

Poi c’è il fatto che si tratta di negoziati SEGRETI. Certo, accessibili a pochi addetti ai lavori, selezionati. Vorrai mica discutere con tutti di questioni internazionali: non se ne uscirebbe mai! Però, da quando hanno cominciato a circolare “ufficiosamente” in rete i documenti relativi alla trattativa, e in seguito al rilascio UE, nell’ottobre 2014, del proprio mandato a negoziare, si è appreso che l’obiettivo (per quanto nebuloso e generico) dell’accordo riguarderebbe:

“l’aumento degli scambi e degli investimenti tra l’UE e gli Stati Uniti, per realizzare il potenziale inutilizzato di mercato e generare nuove opportunità economiche di creazione di posti di lavoro e di crescita mediante un maggiore accesso al mercato e una migliore compatibilità normativa e ponendo le basi per norme globali”.

In sintesi si potrebbe dire che questo accordo transatlantico miri a

  • aprire una zona di libero scambio tra Europa e Stati Uniti, e fin qui…
  • uniformare e semplificare le normative tra le due parti abbattendo le differenze non legate ai dazi (e già ci troviamo a dover tollerare la produzione di formaggi NON dal latte, ma con altri “derivati”…)
  • migliorare le normative stesse (troppo ABILMENTE VAGO come intento, non vi pare?)

Infine, ma non ultimo, ragione di sospetto è che la tv e i giornali non ne parlano gran che. Un paese come il nostro, ricco di meravigliose risorse enogastronomiche, di eccellenze e di unicità mondiali, non coglie l’attacco non solo alla salute pubblica, ma anche all’economia, di questo scellerato patto in corso di definizione?

Condivido la preoccupazione che in tanti stanno manifestando, cioè che il trattato possa abbassare gli standard di qualità, sicurezza e tutela ambientale, nonché mettere in pericoli i diritti dei lavoratori, oltre che facilitare l’ingresso di OGM difficili da rintracciare, che provochino un maggiore utilizzo di pesticidi e la concentrazione delle produzioni nelle mani di pochi.

Allora: CHE FARE? Per me, una buona risposta è (citando Chomsky e il suo omonimo libercolo):

“Siamo il 99%”

e, citando me 😉

“I Gruppi d’Acquisto Solidale salveranno il mondo”

[segue articolo su un bell’esempio di GAS, in Romagna]

 


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