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Michele Di Salvo

Ho lavorato nel settore finanziario e come mediatore internazionale. Sono imprenditore, prevalentemente nel mondo della comunicazione. Per dieci anni sono stato docente sia nel settore editoriale sia della formazione personale e della comunicazione. Dal 2006 al 2009 ho insegnato tecnica della comunicazione e diretto un master in comunicazione di massa. Tutte le mie pubblicazioni sono disponibili in e-book su Amazon. Mi piace leggere, il cinema e il teatro. Vino rosso e buona musica.

Social life e testamento digitale

Agenda Digitale, Diritto, Social Media, Social Network, WEB
23/09/2015 0 comments
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“Speriamo che questa nuova opzione vi aiuti a pianificare il vostro aldilà digitale in modo da proteggere la vostra privacy e la vostra sicurezza. Ma anche a rendere la vita dei vostri cari più semplice”. Con queste parole Andreas Tuerk, manager di Google ha introdotto il servizio “Inactive Account Manager” attraverso il quale programmare il futuro degli account creati per accedere a Gmail, Blogger, Google Drive, Google+, Picasa Web Album, Google Voice e YouTube.
Dopo Facebook e Twitter, anche BigG interviene nel vuoto legislativo sulla gestione dei profili degli utenti scomparsi. Profili che, in caso di una precisa volontà in senso contrario, sopravvivrebbero al loro titolare.

Può sembrare secondario ma non lo è. Nei nostri profili social sono immagazzinate una serie di informazioni personali e ricordi “di nostra proprietà” e di cui va comunque sempre mantenuto il controllo, anche “dopo”. Inoltre, come hanno rilevato in molti, la nostra rete sociale, e il sistema delle interazioni generate, sono “un patrimonio” personale, almeno secondo le varie applicazioni sempre più diffuse che consentonoo di “stimare il valore economico” di un profilo, in base a numero di contatti, vitalità e interazioni generate.
Facebook e Twitter già permettevano – con pagine ad hoc e procedure non sempre facili – di segnalare i profili di una persona deceduta. Ora è possibile fare una sorta di “testamento digitale” anche con Google.
La nuova funzione di “gestione del profilo inattivo” introduce una serie di automatismi dettati dallo stesso utente per avviare la cancellazione non solo della propria iscrizione ai diversi servizi, ma anche dei dati raccolti online nel corso degli anni. Per esempio, sarà possibile scegliere di eliminare un profilo dopo un periodo che va dai 3 ai 12 mesi di inattività o decidere di lasciare i nostri dati “in eredità” a una persona.
E’ possibile specificare fino a 10 contatti da avvisare dell’inattività dell’account e identificarli eventualmente come ereditari dei propri contenuti. La società si riserva poi di effettuare delle verifiche sia sui nomi autorizzati, sia sul profilo dell’utente. Una volta identificato l’account come “inattivo”, parte l’avviso al numero di telefono o alla mail indicata nel “testamento digitale”. Il nuovo tool di Google interviene proponendo una soluzione in uno scenario di vuoto legislativo.
In passato sono nati servizi privati, come Legacy Locker e SecureSafe, che danno la possibilità di sottoscrivere delle dichiarazioni sul proprio “testamento digitale”.

Tra tutto quel che di digitale si può lasciare ai nostri cari dopo la nostra dipartita ci sono email, foto, post pubblicati sul social network Plus, i contenuti del blog personale e i video su YouTube.
Questo non significa che i nomi da noi indicati potranno accedere ai nostri account (per esempio mandare mail a nostro nome) ma solo accedere ai nostri dati.
Restano però esclusi dal lascito la musica e i film acquistati sul negozio Google Play, a cui i successori non potranno accedere in alcun caso. Il motivo? Semplice: i file musicali e video non sono di proprietà dell’utente perché questi ne ha acquisito solo la licenza d’uso. «I diritti di licenza scadono con la morte dell’utente che li ha acquistati e non c’è modo di assegnarli agli eredi», ha spiegato un portavoce di Google.

Prima di procedere Google cercherà ovviamente di assicurarsi che l’utente sia davvero inattivo attraverso una serie di fattori, per esempio monitorando gli ultimi accessi, l’uso di Gmail e la cronologia Web. Una volta identificato l’utente come inattivo prima di agire nel modo che abbiamo stabilito sul nostro account, manderà un messaggio di avviso al numero di telefono che abbiamo indicato nella configurazione ed eventualmente anche a un indirizzo email alternativo.
Tra i fattori da considerare per gli utenti ci sono quelli strettamente giuridici. Intanto non si può fare affidamento sulla legge. Il quadro giuridico è incerto. In Italia non esiste una legislazione e negli USA solo 5 stati su 50 hanno regole in materia. Molto spesso poi i servizi online utilizzati non hanno sede in Italia, il che significa che recuperare i dati potrebbe comportare costose controversie internazionali. In generale alcuni servizi online prevedono in caso di morte che tutti i dati vengano distrutti. Non è una regola assoluta. Potete volerlo o no, ma è bene specificarlo visto che in alcuni casi i giudici americani hanno ordinato la consegna dei dati agli eredi.
Qualora si decidesse di affidare le proprie credenziali a qualcuno, è bene corredarle con istruzioni chiare su cosa fare: distruggere i dati in tutto o in parte, o consegnarli a soggetti indicati da voi. Si chiama mandato post mortem ed è ammesso dal nostro diritto. Se cambiate le password, come è buona regola di sicurezza, ricordate di aggiornare le istruzioni.
Un caso specifico riguarda poi il trasferimento delle credenziali dei conti online, e in generale di eventuali conti, oggi molto diffusi, di servizi finanziari e di investimento. Affidarne la password a qualcuno non significa lasciargli in caso di morte il denaro che vi è depositato.
Va infine considerato che molti dati che conserviamo nei nostri profili, sono nella nostra disponibilità ma non ci appartengono; pensiamo ai dati dei datori di lavoro o dei clienti, e in generale la corrispondenza, che, secondo le specifiche leggi nazionali, è sempre di proprietà congiunta di mittente e destinatario.
Alcuni siti offrono servizi equiparabili a pompe funebri digitali. Enrustet consente di selezionare i contenuti digitali presenti in Rete da inviare ai propri cari e altri invece da cancellare. Deathswitch invia ai parenti e ai colleghi un elenco dettagliato dei siti, dei social media e delle password.

In Italia si discute da anni di una legge sul testamento biologico, il documento scritto per garantire il rispetto della propria volontà in materia di trattamento medico (somministrazione di farmaci, sostentamento vitale, rianimazione, etc.) anche quando non si è in grado di comunicarla. Proposte di legge, lunghi dibattiti in Parlamento e fuori, campagne di informazione e mistificazione. Senza giungere ad alcuna conclusione. Nel frattempo, l’Associazione Luca Coscioni lancia una provocazione: in caso di morte, cominciamo a far valere la nostra volontà almeno su Facebook.
Realizzata in collaborazione con Ninja Lab e la web agency Mikamai arriva una applicazione dal nome esaustivo, The Last Wish (l’ultimo desiderio), che garantisce il controllo sul proprio profilo anche post mortem. Grazie a questa applicazione, l’utente può scegliere due esecutori testamentari che, in caso di morte dell’utente, possono attivare la pubblicazione di un messaggio prestabilito che comparirà sul profilo del deceduto. Si possono anche scrivere messaggi privati a una serie di persone, per dare l’ ultimo saluto.
The Last Wish, che nasce come una provocazione, vuole in realtà sensibilizzare su temi importanti e attuali come quello del testamento biologico e dell’identità digitale post mortem ai tempi di Internet. Una volta scaricata la app, l’utente viene indirizzato al sito dell’Associazione Luca Coscioni dove si ha la possibilità di depositare il proprio testamento biologico in forma cartacea.


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