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laura caputo

Nata a Milano (18.01.1945), ha visto il Sud per la prima volta a 18 anni e se n'è innamorata. E' vissuta in Francia per quasi trent'anni, collaborando con i principali quotidiani e riviste francesi e italiane e presenziando ai più significativi processi di due decenni.
Ora combatte la criminalità organizzata con l'arma che le è più congeniale: la penna.
Ha pubblicato: Il Castello di San Michele
Il silenzio dell'Arcangelo
Il suo motto è: contro la camorra pallott

Ancora notizie dalla frontiera

Cronaca e Attualità, Esteri, Europa, Informazione
05/12/2015 0 comments

Qualunque definizione si voglia dare di Calais, oggi è necessario riconoscere che questa media città francese, soprattutto conosciuta in quanto porto d’imbarco da e per l’Inghilterra, è diventata una vera e propria città di frontiera. Non frontiera fra la Gran Bretagna e la Francia, ciò che sempre è stata. Non frontiera fra la Francia e il mondo, in quanto porto verso molti approdi atlantici. Frontiera fra l’Occidente e il mondo fluido e sconosciuto dell’immigrazione.
Sono arrivati, dopo aver attraversato mezza dozzina di confini, a un tiro di schioppo dall’Inghilterra e gli è parso inverosimile che dovessero essere bloccati proprio qui. Invece è così. Sette/ottomila immigrati stazionavano in una bidonville appena fuori dal porto, la jungle – la giungla. Sono stati assistiti da diverse associazioni, nutriti vestiti curati senza soluzione di continuità. Lo Stato Francese ha offerto sistemazione in giro per il Paese – alloggio, piccola somma, trasporto – ma non ha funzionato. Ora sono più di diecimila. E premono alla frontiera con ogni mezzo, in barba alle polizie francesi e inglesi, coalizzate per impedire il loro passaggio.
Non possono regolarmente prendere la nave, né il treno che veloce passa sotto il tunnel con partenza ogni quarto d’ora e ancor meno l’aereo: però ogni giorno arrivano a Calais alcune centinaia di migranti, forse richiedenti asilo, del tutto incontrollati, che si aggiungono a quelli già in attesa.
Alcuni tentano il tunnel a piedi, vengono individuati: si ferma il treno, si acchiappano e finiscono indietro, nella giungla. La maggior parte, con sempre maggiore violenza, attacca i camion che trasportano merci per la Gran Bretagna. Un autista è stato ferito a coltellate da coloro che pretendevano di salire in cabina, ignorando che sarebbero presto stati individuati dal doppio controllo francese e inglese. Un altro autista è stato colpito da un palo della segnaletica ficcato nel parabrezza. Altri presi a sassate. A che pro? Molti hanno avuto le merci distrutte, calpestate da migranti che non hanno mai raggiunto la Gran Bretagna. I pochi chilometri di autostrada che dà accesso al porto sono pattugliati dalla polizia. Eppure la storia continua, diventando sempre più pericolosa. Pericolosa per i migranti, pericolosa per gli autisti, pericolosa per la polizia.
La Gran Bretagna è sorda alle richieste di aprire le frontiere: accetterà i siriani, ma andrà a sceglierselo in Turchia. Calais è assediata perché, à la jungle, non ci sono più i poveretti infreddoliti e stanchi che arrivarono mesi fa, donne e bambini al seguito. Quelli che la città accolse con un caldo abbraccio, cibo e vestiti. Ci sono adulti incattiviti e violenti, disposti a tutto pur di passare. Disposti a tutto e basta. Che fare?


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