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laura caputo

Nata a Milano (18.01.1945), ha visto il Sud per la prima volta a 18 anni e se n'è innamorata. E' vissuta in Francia per quasi trent'anni, collaborando con i principali quotidiani e riviste francesi e italiane e presenziando ai più significativi processi di due decenni.
Ora combatte la criminalità organizzata con l'arma che le è più congeniale: la penna.
Ha pubblicato: Il Castello di San Michele
Il silenzio dell'Arcangelo
Il suo motto è: contro la camorra pallott

Gli autisti andranno tutti in paradiso

Economia e Finanza, Informazione
28/10/2015 0 comments

Mondo strano e sconosciuto, quello del trasporto internazionale su gomma, una volta chiamato propriamente T.I.R., ora lontanissimo dall’ormai antica Convenzione di Ginevra che teoricamente lo governa dal 1959 (in Italia dal 1962), sottoscritta da diverse decine di nazioni, tutte ansiose di facilitare il commercio e il trasporto delle merci all’estero.
Le regole, burocraticamente assai complesse, facevano sì che i veicoli viaggiassero con enormi pacchi di documenti al seguito. E guai se ne mancava uno solo: le dogane non scherzavano e rendevano faticoso – se non impossibile – lo sdoganamento e, di conseguenza, rallentavano le consegne, per cui un veicolo che (bei tempi, con i suoi circa 200 cv) in 15/20 ore di guida riusciva a percorrere un Milano/Parigi, si vedeva fermo in dogana per un giorno intero. Talvolta due. Talvolta tre.
Regole pignolissime per le merci e totale deregulation per gli autisti, che non avevano limiti di orari e di chilometraggio. Erano semplicemente dotati di un carnet, un quadernino beige, sul quale annotavano a posteriori i tempi di riposo e di guida.
Ormai da anni il controllo su chi guida è diventato molto serio. Per fortuna. Dal cronotachigrafo (il disco) che registrava direttamente su un supporto cartaceo quotidiano l’operatività del guidatore, siamo passati alla scheda magnetica, sistema di registrazione ancor più sofisticato e meno alterabile.
Purtroppo nessuno – pare – si interessa alla reazione dei datori di lavoro.
Pochissimo anche i sindacati.
Così faccio qualche domanda in giro.
Francesco, seconda generazione di trasportatori, 120 veicoli
Come cavarsela avendo autisti che possono viaggiare solo nove ore su ventiquattro e che, con oltre 500 cv, facendo le pause prescritte dalla legge, ci mettono ugualmente una quindicina di ore a percorrere Milano/Parigi?
Si invitano fortemente a non applicare la legge, salvo trattenere le multe dallo stipendio di fine mese. Si dotano di calamita, che – adeguatamente sistemata – sospende la trascrizione del periodo di guida oppure di scheda magnetica doppia che simula la presenza di un secondo autista: basta che chiedano.
E, se non basta, si pagano di meno.
Talvolta rispettando la lettera della legge. Talvolta nemmeno quella.
Benché totalmente proibito, molti sono pagati “a viaggio”: Olanda/Sud Italia (specialmente Bari-Salerno-Taranto-Caserta), 2200 km.in media, due autisti: 500 euro ciascuno, ad esempio. Partenza dall’Olanda il giorno A, obbligo di arrivo a destino entro la mezzanotte del giorno B. Sei viaggi al mese per 25.000 km. c.a, uno stipendio fortemente proporzionato al rischio e al tempo di lavoro.
Oppure si assumono autisti stranieri, in particolare provenienti dai paesi dell’Est. Arrivano con un pulmino otto posti, targato Romania, Repubblica Ceca, Bulgaria. Hanno molti bagagli, si installano sul camion per quattro/sei mesi. Sono pagati 50/55 Euro al giorno, quindi non frequentano trattorie e autogrill, cucinano all’aperto bevendo birra comprata al discount, soddisfano i loro bisogni nei campi e stanno fra di loro. Torneranno a casa per un mese o due, con un pugno di soldi. Ma non sono particolarmente ben visti né dai clienti né dai colleghi.
Allora le ditte di trasporto assumono italiani. Ma costano troppo: un autista internazionale – autista specializzato terzo livello super – circa 1700 euro mese di stipendio base più le trasferte, più le festività lavorate – non può essere assunto.
Che fare allora?
Qualcuno ha avuto l’idea di creare una ditta in Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia, di ricevere notevoli contributi dal paese che ambisce a svilupparsi e di pagarvi le tasse (poche). Vero è che gli italiani, in cambio, riceveranno 80/90 euro al giorno viaggiato. E sottolineo “viaggiato” perché la sosta, la festività o il mancato ricarico fuori Italia, sono pagati a metà. Se nascesse qualche contenzioso ci si può sempre rivolgere ai tribunali rumeni, cechi o slovacchi. Idem per tfr tredicesima ed altre simili amenità.
C’è anche chi fa meglio?
L’imprenditore crea oppure si gemella con una società di interim estera che assume i lavoratori italiani a tariffa locale, convogliati nei paesi dell’Est a spese dell’imprenditore italiano. Lì firmerà un contratto (1.500/1600 euro di stipendio base) e tornerà in Italia pronto per essere sfruttato. Se resisterà tre mesi in queste condizioni bene, altrimenti dal suo stipendio pagato dalla ditta estera sarà detratto il costo del viaggio.
Per quanto tempo questa situazione può durare?
Poco, credo. Spero. Non so.
Mario, 33 anni, autista internazionale da nove
Cercavo un lavoro decente, uno stipendio sicuro da portare a casa. Adesso è difficile trovare una ditta onesta, che paghi regolarmente, non importa se la busta paga è italiana o cinese. Un amico mi ha detto: telefona a quello lì, ha duecento camion, ti assume in Moldavia, ma lo stipendio è assicurato. Io ci sono da due anni, mai un giorno di ritardo.
Naturalmente chiamo di corsa. Mi richiama. Mi chiede referenze e curruculum. Glieli mando
e mi assume. Tutto al telefono e in ventiquattr’ore.
Poi mi spiega che, in verità, non è lui ad assumermi. Che sarò pagato dalla ditta di interim moldava che mi fa il contratto e che devo andare là a firmare il tutto. Mi fa avere il biglietto d’aereo, quello del treno da prendere dopo l’aereo. La prenotazione dell’albergo a Tiraspol, non troppo lontano dalla capitale, spiega. Albergo, insomma, diciamo.
Là mi prende in carico una gentile signora dall’italiano perfetto che, in mezz’oretta scarsa, mi fa firmare un contratto in moldavo e mi spiega che avrò diritto a uno stipendio mensile di 1.650 euro (!), più le ferie e la tredicesima. Queste due ultime addizionali mi fanno fremere di stupore, era un po’ che non le sentivo più.
Naturalmente, se sarò disoccupato, in Moldavia la disoccupazione non c’è. Mi parla anche di premi e indennità, ma io sono già partito a fare due conti.
Mi scrive su un foglio le istruzioni per la mattina dopo: stessa solfa, taxi, treno, aereo verso l’Italia. Così mi rimane una mezza giornata per visitare i dintorni.
Improvvisamente mi accorgo di non essere più in Moldavia ma in Transnitria, regione dichiaratasi indipendente e dal nome di Repubblica moldava della Transnitria. Mi viene un colpo, anche perché non mi riesce di capire come mai non mi hanno fatto prendere un aereo diretto. Alzo le spalle ma mi viene un dubbio. Il dubbio genera una domanda: se lo avessi saputo, sarei andato fino in Transnitria a farmi assumere? paese di cui ignoravo perfino l’esistenza fino a due giorni fa?
Comunque mi guardo in giro. Incrocio una processione ortodossa, la fotografo. Dai vestiti e dalle macchine, mi sembra di essere negli anni cinquanta, quelli che si vedono nei film in bianco e nero. Alzo le spalle di nuovo: ormai recriminare non serve.
Però mi faccio una seconda domanda: con tanti moldavi che vengono in Italia a cercare lavoro, sarà poi proprio tutta moldava la ditta di interim che mi ha assunto?
Ma quando torno e mi presento a prendere il camion, ecco che c’è la vera sorpresa.
Trattore e semi-rimorchio sono lì che mi aspettano, è vero. Un Iveco da museo non restaurato.
Avrà quindici anni: apro la porta della cabina e mi assale una puzza che non ti dico.
Devo avere sbagliato – penso – ora mi sveglio. Invece no. Il camion che dovrei guidare per attraversare l’Europa e proprio quello. Quasi due milioni di chilometri e non vede l’acqua da almeno cinque anni. Forse se lo lavassi, cadrebbe a pezzi.
Non metti dentro la tua roba?, mi chiede il capo piazzale.
No, ci sentiamo, magari. Gli rispondo io. Giro la macchina e torno a casa.
Tornando mi chiedo però se il cliente più importante di questo trasportatore, con sede lì di fronte al suo deposito e che tutt’Italia considera una ditta di grande livello, non sa e non vede.
O se vede e se ne frega.
Giuseppe, 48 anni, autista internzionale da ventidue
Guarda, è meglio se non ti racconto. Una volta eravamo pagati molto più di un buon impiegato. Se rapportiamo alla vita di oggi, diciamo fra i 3 e i 4.000 euro al mese.
Oggi, lavorando come un matto, porto a casa intorno ai duemila.
Porto a casa: una grande parola. Prendo a fine mese, poi ne spendo un terzo in giro per l’Europa.
Figurati che, se voglio dormire una notte in pace, in Inghilterra un parcheggio custodito costa almeno 25 sterline. No, non me lo rimborsano, sono fatti miei. Sui distributori? appunto, se vuoi dormire, paghi. Sì, io faccio l’Inghilterra, più o meno tre viaggi ogni quindici giorni, se c’è lavoro. Mangio bene sul ferry, solo otto euro per un pasto completo di bevanda, e prendo solo quello francese.
Busta paga? sarà, ma io non l’ho mai vista. Dovrebbe venire dalla Repubblica Ceca, anche il camion è ceco, così quando scendo e parlo italiano, mi guardano come un fantasma.
Regole? quali? In verità ce n’è una, molto importante, che prevale su tutte le altre: non farsi beccare.
Sennò può succedere che, alla fine del mese, ti trattengano i soldi che hanno “anticipato”. Anche un po’ alla volta, bontà loro, per non crearti difficoltà. In Italia invece, se ti beccano con la calamita, è la patente che salta da 15 giorni a due mesi più una multa di 1700 euro. All’estero invece ti bloccano fino a quando non arrivano i soldi, dai tremila in su.
Chiariamo: quando hai ventiquattr’ore ore per fare millecento chilometri, ferry compreso, trasgredisci per forza e loro lo sanno. Non puoi viaggiare a ottanta all’ora, neanche serve dirlo, ma ormai più nessuno ci fa caso. Europa? Va là, tutto fa brodo quando ti vogliono fare la multa, l’Italia non si è adeguata, il limite è sempre a ottanta.
Dunque – dicevo – ti tocca sbattere sotto la calamita. Lo sai cos’è? E’ proprio una piccola calamita, grande come la cima del mio mignolo, che – messa in un certo posto – fa sembrare che sei fermo. Così viaggi e preghi che non ti fermino, perché mica puoi toglierla davanti alla Polizia.
E’ proprio per questo che hanno inventato l'”attacca-stacca”: un interruttore che hai in cabina, che fa lo stesso effetto. “On” viaggi, “off” stai fermo, ma il camion va sempre.
E questo, se lo trovano sono veri guai. Eppure te lo monta la ditta, ma – quando succede – non ne sapevano niente, i poverini!
Insomma, ti conviene pregare di viaggiare almeno ventidue giorni al mese, perché ti pagano 90 euro al giorno e se sei fermo per qualunque motivo niente. Certo, fermo per festività, sciopero, rottura del camion, incapacità loro a trovarti un ritorno. Fermo e basta. E pregare perché, quando viaggi, il santo degli imbroglioni ti protegga.

Vuoi vedere che tutti gli autisti andranno in paradiso?


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