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laura caputo

Nata a Milano (18.01.1945), ha visto il Sud per la prima volta a 18 anni e se n'è innamorata. E' vissuta in Francia per quasi trent'anni, collaborando con i principali quotidiani e riviste francesi e italiane e presenziando ai più significativi processi di due decenni.
Ora combatte la criminalità organizzata con l'arma che le è più congeniale: la penna.
Ha pubblicato: Il Castello di San Michele
Il silenzio dell'Arcangelo
Il suo motto è: contro la camorra pallott

Ultime da Calais, frontiera d’Europa

Esteri, Europa
21/10/2015 0 comments
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La situazione a Calais, terminal del Continente verso la Gran Bretagna, peggiora di giorno in giorno, né pare che si possa trovare una soluzione. I migranti presenti superano le 6.000 unità, per lo più accampati lungo l’autostrada che porta all’imbarco sui traghetti.
“La maggioranza di loro sono migranti afghani, iracheni, iraniani, somali, eritrei e sudanesi, provengono quindi da zone di conflitto o da paesi con dittature. Donne e uomini, ma spesso anche bambini, che se riuscissero ad acccedere ad una procedura corretta di asilo otterrebbero la protezione internazionale.” dichiara lilly Boillet dell’Associazione Terre d’Errance che sostiene con ogni mezzo le persone ammassate nei diversi No Border Camp disseminati in un raggio di una trentina di chilometri dal porto. Ma l’Inghilterra non li vuole, non da Calais, così accade che spesso questi disperati tentino con ogni mezzo, anche la violenza, di accedere a qualunque tipo di passaggio.
Si inoltrano a piedi, nel tunnel destinato al treno che trasporta camion e auto. Di solito sono individuati, il traffico ferroviario fermato, gli intrusi acchiappati e un po’ malmenati, messi fuori. Qualche volta ci lasciano la pelle e si riescono ad individuare solo residue macchie di sangue qua e là. Forse qualche volta arrivano sperando di confondersi con la gente, all’uscita: non risulta che qualcuno ci sia riuscito, perché nessuno circola a piedi, salvo il personale delle Ferrovie, riconoscibilissimo e, quando fa buio, i fari sono accesi e la zona è illuminata a giorno.
Rimangono i camion che prenderanno il ferry per andare a Dover. La zona del porto è recintata, ma per entravi, com’è normale, i veicoli rallentano. Gruppi di migranti lanciano l’assalto e non serve avere catenacci o piombi alle porte: vengono prontamente tagliati da un complice dotato di tronchesi. Non importa che si tratti di frigo o telonati. Di bilici o di camion e rimorchio. Guai se l’autista si ribella, per lui ultimamente ci sono pronte bastonate e calci. Ancora oggi un camionista italiano è stato ospedalizzato con dieci giorni di prognosi.
La polizia, numerosissima, non riesce ad essere dappertutto, ma talvolta ingaggia un vero e proprio corpo a corpo, una specie di guerriglia urbana. Allora i disperati tornano nella Jungle – la giungla: così è denominato il campo proprio sotto l’autostrada – ma solo per qualche ora. Nel frattempo altri ne arrivano, altri tentano. E non c’è mai fine.


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