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Irene Di Stefano

Sono nata ad Agrigento nel 1986 e vi sono rimasta sino al conseguimento della maturità classica. Avendo quasi sempre seguito le mie preferenze ed i miei interessi, decisi di intraprendere gli studi universitari all'Università di Catania (Giurisprudenza - Laurea Magistrale), in cui mi sono laureata nel 2013.
Terminato il lungo e tortuoso, ma interessantissimo, percorso universitario, ritornai alla città natia per muovere i primi passi nel mondo forense; pratica
ricca di novità,

L’istituto della negoziazione assistita: aspetti generali

Diritto
17/09/2015 0 comments
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La negoziazione assistita, istituto introdotto prima dal D.L132/2014, prima e L. 162/2014 (c.d.decreto giustizia), è stato concepito per degiurisdizionalizzare i procedimenti di natura civilistica definendoli al di fuori delle mura del Tribunale, di modo che possa di tal guisa velocizzarsi la tempistica di definizione delle controversie.
A parere di chi scrive il nuovo istituto è affine, per certi versi al contratto, così come definito dall’art. 1321 c.c.; entrambe le figure richiedono essenzialmente: un accordo e la volontà nella regolamentazione/definizione di un rapporto giuridico.
La negoziazione assistita rientra, pertanto, tra i c.d. ADR ( Alternative Dispute Solution), ovvero tra i sistemi alternativi di risoluzione di una controversia; in questa categoria, oltre all’istituto in esame, rientrano anche: mediazione, conciliazione, arbitrato e transazione; istituti tra loro consimili per la finalità (raggiungimento di un accordo in via stragiudiziale), ma diversi nei loro requisiti oggettivi e procedurali.
Dal punto di vista procedurale la negoziazione assistita, cercando di riassumere e semplificare, può essere così descritta:
Informativa dell’avvocato al proprio cliente (dovere peraltro deontologico del legale) della possibilità di ricorrere a tale istituto o agli affini su citati;

Se la parte sceglie la procedura alternativa, viene posto in essere l’invito alla negoziazione (lettera alla controparte) per giungere all’accordo finale denominato “convenzione di negoziazione”. Tale invito deve indicare l’oggetto della controversia e l’avvertimento che in caso di mancata risposta entro trenta giorni dall’invio dello stesso, questo si intenderà rifiutato e ciò sarà motivo di valutazione da parte del giudice ai fini dell’addebito delle spese di giudizio, della condanna al risarcimento per lite temeraria e di esecuzione provvisoria.
La comunicazione dell’invito avrà effetti sospensivi sui termini di prescrizione e sulla decadenza, che potrà essere impedita una sola volta. In caso di rifiuto o mancato accordo inizieranno a decorrere i termini per il normale iter giudiziale.
In caso, dunque, di rifiuto e/o mancato accordo si procederà in via giudiziale.

In caso, invece, di accettazione dell’invito e si giunge ad un accordo, questo deve essere sottoscritto dalle parti e dagli avvocati che le assistono.
L’accordo così raggiunto prende il nome di convenzione di negoziazione, redatta, a pena di nullità, in forma scritta, con la quale le parti convengono di cooperare secondo lealtà e buona fede per risolvere in via del tutto amichevole una controversia. La convenzione deve contenere, sia il termine concordato dalle parti per l’espletamento dell’intera procedura (non inferiore a un mese e superiore a tre, salvo proroga di 30 giorni), sia l’oggetto della vertenza, che non può riguardare, per espressa disposizione normativa, né i diritti indisponibili né materie di lavoro, né la materia penale. L’accordo costituisce titolo esecutivo e per l’iscrizione di ipoteca giudiziale, può essere trascritto e, se la parte lo ritiene può impugnarlo.
E’ da tener presente che l’avvocato partecipante all’accordo non può impugnarlo, altrimenti commette un illecito di natura deontologica.

La negoziazione assistita può, altresì, essere obbligatoria o facoltativa.

E’ obbligatoria, su espressa previsione di legge, nei casi di: a) domanda di pagamento di somme fino a 50.000 €, a qualsiasi titolo, purché la controversia non sia oggetto di mediazione obbligatoria; b) controversia in materia di trasporto; c) controversia in materia di risarcimento danni derivante da veicoli e natanti. I casi di obbligatorietà della negoziazione comportano che l’esperimento del procedimento di negoziazione assistita è condizione di procedibilità della domanda giudiziale. Nel caso in cui essa non venga esperita, l’eccezione di improcedibilità va sollevata, dal convenuto, non oltre la prima udienza a pena di decadenza, o dal giudice d’ufficio.
Se, invece, la procedura di negoziazione è iniziata ma non conclusa, il giudice fisserà un’udienza successiva alla scadenza del termine stabilito dalle parti per la durata della procedura di negoziazione e indicato nella convenzione stessa.
Qualora però la negoziazione non sia ancora stata esperita, il giudice, oltre a provvedere alla fissazione dell’udienza successiva, assegna alle parti un termine massimo di quindici giorni per la comunicazione dell’invito. Se è decorso, inutilmente, il termine per la durata della negoziazione concordato dalle parti, la condizione di procedibilità può considerarsi avverata.
Al di fuori dei casi sopra previsti la negoziazione assistita è facoltativa.

La negoziazione assistita è, altresì, esperibile anche in materia di separazione e divorzio. La ratio del legislatore, in tale ambito è da ravvisarsi nella seguente misura: se è possibile scegliere di unirsi in matrimonio, allo stesso modo bisogna poter scegliere di volervi, liberamente, porre fine.
In tal caso i coniugi possano raggiungere una soluzione consensuale di separazione personale, di cessazione degli effetti civili o di scioglimento del matrimonio , una modifica delle condizioni di separazione o divorzio precedentemente stabilite.
La procedura è applicabile, sia in assenza che in presenza di figli minori o di figli maggiorenni, incapaci, portatori di handicap grave o economicamente non autosufficienti.
Nel primo caso, l’accordo raggiunto con convenzione di negoziazione assistita viene sottoposto al vaglio del procuratore della Repubblica presso il tribunale competente, il quale, se non ravvisa irregolarità o condizioni ostative al prosieguo della procedura, comunica il nullaosta agli avvocati. Una volta autorizzato, l’accordo è equiparato ai provvedimenti giudiziali che definiscono gli analoghi procedimenti in materia (decreto di omologa, sentenza..).

Dopo la sottoscrizione della convenzione di negoziazione, il legale della parte è obbligato a trasmettere copia autenticata dello stesso, tassativamente entro il termine massimo di 10 giorni all’ufficiale dello stato civile del Comune ove il matrimonio fu iscritto o trascritto per: trascrizione nei registri di stato civile; annotazioni sull’atto di matrimonio e di nascita; comunicazione all’ufficio anagrafe
Nel secondo caso, invece, il PM, cui va trasmesso l’accordo concluso entro 10 giorni, lo autorizza solo se lo stesso risponde agli interessi dei figli; in caso contrario il procuratore trasmette l’accordo, entro il termine di cinque giorni, al Presidente del Tribunale che, provvedendo senza ritardo, nel termine massimo di trenta giorni dispone la comparizione delle parti avanti a sé.
In tutti i casi sopra descritti, con quest’importante riforma (dopo quella sul divorzio e il diritto di famiglia) si da la possibilità al singolo di definire una questione velocemente e, ove possibile, semplicemente.


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