Profile Photo

AgostinoIngenito

Giornalista, blogger ed esperto in turismo, cultura ed economia.
Direttore del sito di informazione online agrotoday.it
Corrispondente e collaboratore per agenzie di stampa nazionali e locali.
Studioso ed esperto leopardiano

False recensioni online, come ci difendiamo? E cosa fanno gli organi di controllo? In rete tutti creduloni?

Comunicazione, Informazione, Viaggi e Turismo
07/10/2015 0 comments
Share on Facebook0Share on LinkedIn0Share on Google+0Tweet about this on TwitterEmail this to someonePrint this page

Riprendo volentieri l’argomento delle false recensioni. Si tratta di un fenomeno ormai dilagante che non risparmia nessuno e che anzi pare in continua ascesa nel silenzio degli organi di controllo anche internazionali deputati alla vigilanza. Il fenomeno è ormai esteso tanto da non riguardare più un ristorante o un albergo o altra formula ricettiva ma qualsiasi forma professionale, da un libro al calzolaio sotto casa, determinando un caos notevole nella rete e sopratutto ingannando i consumatori. Lo scorso anno come presidente nazionale dell’Aigo Confesercenti fui tra i promotori di una denuncia all’Antritrust che verificò e sanzionò uno dei colossi delle recensioni online con una multa di circa 500mila euro. Avevo scoperto e denunciato il vasto giro di false recensioni vendute “a pacchetto” da truffatori senza scrupoli che vendevano servizi ad operatori inserendo commenti e false dichiarazioni di altrettanti falsi profili. Una mega truffa internazionale tanto che scovai persino una società in Turchia, gestita da un ex loro dipendente che aveva pensato bene di cogliere le opportunità e i falli della rete internet e dei tanti creduloni internauti che pare come assopiti e incapaci di verificare la veridicità delle recensioni. Una vera e propria giungla ai danni di consumatori ed operatori onesti “condannati” per non aver acquistato questi famigerati pacchetti e sacrificati sul patibolo della rete perchè soppiantati da colleghi disonesti pronti a tutto per battere la concorrenza leale. Ritengo ormai fondamentale che la Corte di Giustizia Europea come l’Osservatorio internazionale dei Consumatori sollecita l’introduzione effettiva dei nuovi reati in rete, avviando un’azione non solo dimostrativa ma concreta verso tale azione. Nell’era del 2.0 e della comunicazione orizzontale, siti come TripAdvisor, Yelp o Amazon sono diventati un punto di riferimento globale non solo per i loro giganteschi archivi di indirizzi e informazioni, ma anche per i commenti, le recensioni, i voti assegnati dalla comunità dei lettori: una moderna bussola dal basso per aiutare l’essere umano del terzo millennio a orientarsi nell’abbondanza di servizi e possibilità a sua disposizione. Ma cosa succede se la bussola è truccata? E’ quello che aveva descritto il giornalista Luca Castelli de La Stampa circa due anni fa , di cui riporto ampi stralci, commentando quello che ho definito la truffa del secolo e che si era materializzata dopo la notizia lanciata nel 2013 dal procuratore generale di New York Eric Schneiderman che ha diffuso gli esiti di un’inchiesta sul fenomeno delle recensioni false sui siti Internet, quello che nel neoslang contemporaneo viene definito “astroturfing ”. Diciannove società newyorchesi sono state colte con le mani nel sacco e hanno promesso di interrompere la pratica, patteggiando una multa complessiva di 350mila dollari (260mila euro). In molti casi si tratta di intermediari – agenzie specializzate nel migliorare la reputazione online e ottimizzare il posizionamento sui motori di ricerca (SEO) – ma sono state individuate anche aziende impegnate direttamente nel falsificare giudizi legati al proprio business. Un po’ in tutti i campi: società di trasporti, studi dentistici, night club. L’elenco completo è disponibile sul sito della procura . Seguendo una strategia che non sarebbe dispiaciuta a Lao Tze, per smascherare il nemico la procura di New York ha utilizzato le sue stesse armi: ha aperto un finto esercizio commerciale, una yogurteria a Brooklyn. Quindi ha cercato il modo di migliorarne l’immagine sul Web, trovando numerose agenzie che si sono offerte di pubblicare finte recensioni favorevoli su siti e motori di ricerca come Google, Yahoo, Yelp e Citysearch. “Ciò che abbiamo scoperto è peggio della vecchia pubblicità ingannevole”, spiega Schneiderman . “Quando ti trovi di fronte a un cartellone sai che si tratta di un annuncio a pagamento, ma su Yelp o Citysearch (due siti di recensioni molto popolari negli Stati Uniti, NdR) credi di leggere le opinioni di autentici consumatori”. Le diciannove società pizzicate a New York rappresentano solo la punta dell’iceberg dell’astroturfing, mostrandone però già la natura e le ramificazioni globali. Alla falsificazione casereccia (il gestore del ristorante che parla bene del suo locale e male dei concorrenti) si affianca una ben più massiccia catena di montaggio su larga scala. L’indagine ha scoperto come la maggior parte delle finte recensioni vengano commissionate a cittadini di paesi asiatici (Bangladesh, Filippine) o dell’Europa orientale, che – pur non avendo mai visitato New York (e tantomeno comprato uno yogurt a Brooklyn) – accettano di scrivere elogi virtuali per una cifra compresa tra uno e dieci dollari a recensione. Anno dopo anno, le fake reviews sono diventate sempre più difficili da individuare, sia per i contenuti che per le tecniche (come l’utilizzo di diversi indirizzi IP per pubblicare più commenti), studiate per aggirare i software anti-astroturfing sviluppati dai motori di ricerca. Ad alimentare il fenomeno è la consapevolezza di quanto la reputazione online stia diventando un fattore sempre più importante nella scelta da parte dei consumatori. Una stellina in più su Yelp può portare a un aumento tra il 5% e il 9% nei guadagni di un ristorante (Harvard Business School , 2011,), una in più su Travelocity o TripAdvisor può permettere a un albergo di alzare i suoi prezzi dell’11% senza perdere clienti (Cornell University School of Hotel Administration , 2012). Percentuali fin troppo allettanti per non stuzzicare il desiderio di una scorciatoia: secondo la società di consulenza Gartner, entro il 2014 una recensione su sette pubblicata sui social media sarà falsa . I siti che raccolgono le opinioni degli utenti, Yelp in testa, hanno iniziato a condurre politiche aggressive per rintracciare i commenti fasulli. L’intervento della procura di New York e il deterrente delle multe potrebbero segnare un giro di vite nella battaglia contro la falsificazione dei contenuti online, in un Web che è sempre più “sociale” ma che a volte – come dimostrano anche i periodici scandali sull’aumento artificiale delle views su YouTube o sulla compravendita di finti followers su Twitter – è anche più opaco di quanto l’utente medio sia portato a pensare.


Leave a reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *